Storia delle monture

Un po’ di Storia

Stando alle cronache, fin dalla metà del Quattrocento le Contrade iniziarono a partecipare con i nomi attuali alle feste pubbliche di Siena. All’interno del panorama cittadino particolare importanza ebbero le cacciate e la caccia dei tori, soprattutto per le loro forme esteriori che dettero origine all’organizzazione delle comparse con le quali le Contrade cominciarono a presentarsi nella Piazza del Campo. Nel XV° e XVI° secolo, pur all’interno di un contesto di generale impoverimento, il popolo senese non mancò di manifestare le proprie manie di grandezza e fastosità con superbi cortei riccamente addobbati e decorati e con la costruzione di ingegnosi carri allegorici. L’Aquila fin dal 1499 apparve in piazza con le sue comparse e i suoi carri. Alle origini si trattava di cortei con moltissimi figuranti a cavallo, fanti con cassa battente, alfieri, cartellanti che dispensavano sonetti e suonatori di tromba. Dal 1736 in poi notiamo una progressiva decadenza sulla prestanza delle comparse, che cominciano ad essere formate quasi esclusivamente da uomini a piedi. Tale tendenza si consolidò con la crisi di fine secolo.
Agli inizi dell’Ottocento il Comune sentì la necessità di dare una regolamentazione al corteo del Palio che fino ad allora si era svolto secondo la disponibilità delle Contrade, con comparse differenti nei costumi e nel numero dei figuranti. Così, nel 1813, nel fornire i primi costumi di saia, ispirati alla cosiddetta foggia greca, il Comune ordinò che ciascuna Consorella comparisse con lo stesso numero di partecipanti. Rinnovati nel 1826, ispirandosi questa volta alla foggia spagnola, i costumi furono nuovamente sostituiti nel 1839. Eseguiti come i precedenti a spese del Comune, secondo accordi precedentemente intervenuti con i Priori delle 17 Contrade, vennero ad esse consegnati in uso per venti anni, dopodiché sarebbero passati in proprietà alle stesse Contrade. I costumi consegnati furono due per gli alfieri, quattro per i paggi ed uno per il rappresentante della Contrada. Oltre a questi furono forniti anche un costume per il tamburino ed uno per il barbaresco. Successivamente furono aggiunti anche un paggio porta insegne ed un fantino. Questa comparsa, così formata, entrava in piazza solo per il Palio di agosto, mentre per quello di luglio appariva con un solo alfiere e senza paggio porta insegna. Questa usanza durò fino al 1906 quando il corteo di luglio fu equiparato a quello di agosto. Dal 1845 al 1876 le Contrade usarono, solamente per il Palio di luglio, vestire le proprie comparse con uniformi militari in voga a quell’epoca.

I costumi antichi, conservati nel museo.

1878A partire dal rinnovo del 1878, i cui costumi rappresentano oggi i più antichi fra quelli rimasti e sono conservati nel museo di Contrada e nell’economato, si cominciò a realizzare le monture per il corteo storico a spese delle Contrade, con il sussidio del Comune. L’Aquila li rinnovò per il Palio dell’agosto 1878, pur portandoli a compimento nel 1880. Essi furono eseguiti in panno di lana dal sarto Natale Mattei in numero di dieci e cioè: un costume per il duce, due per gli alfieri, uno per il tamburino, il barbaresco ed il fantino, e quattro per i paggi. I bozzetti per tali abiti furono revisionati per l’occasione dai pittori e professori dell’Accademia di Belle Arti Alessandro Franchi (allora il più importante pittore di Prato, divenuto grazie all’amicizia di Francesco Piccolomini Bandini contradaiolo dell’Aquila tanto da ricoprire rilevanti cariche in seno al Consiglio Generale) e Giorgio Bandini. Furono disegnati seguendo l’esplicita indicazione del Comune alle Contrade di uniformarsi le une alle altre nei modelli.
1904

In vista del successivo rinnovo, quello del 1904, l’Aquila, fin dal 1899, nominò una commissione incaricata di presentare i bozzetti per le nuove monture e di cui facevano parte ancora il professor Alessandro Franchi (l’autore), il Conte Francesco Piccolomini Bandini e il maestro Flavio Corsi. Fra queste, la montura del Duce si caratterizza per il corpetto in cuoio impreziosito dagli stampi in oro, per l’armatura metallica con lo stemma della Contrada sul petto e per l’elegante elmo decorato con due ali e con una battagliera testa di aquila. Il costume del paggio maggiore risulta composto da un corpetto con mantellino entrambi in lampasso a fondo raso completati da una fusciacca in crespo di seta con ricamo a riporto di seta e oro filato. Il medesimo motivo decorativo floreale si riconosce anche nel tessuto giallo ad effetto damasco con il quale è realizzata la ben conservata gualdrappa del cavallo, orlata peraltro con un bordo di velluto liscio.

1928
Se i costumi del 1904 non furono di perfetta foggia medievale, quelli del 1928 raggiunsero certamente una maggiore fedeltà storica. È importante rilevare come in questa occasione alcune parti dei costumi del 1904, come la gualdrappa e l’elmo, siano state riutilizzate. Furono presentati due tipi di bozzetti, uno dal maestro Corsi e l’altro dal dott. Emilio Griccioli. L’assemblea accettò i disegni del Griccioli ed invitò il maestro Corsi a donare alla Contrada i bozzetti del suo progetto. Flavio Corsi mantenne però l’incarico di progettare le bandiere di quell’anno. Le monture furono eseguite dalla sarta Primetta Tempesti con le stoffe della Casa Lisio. Roberto Corsini dipinse le aquile degli stemmi, Natale Turillazzi e Benito Masi provvidero ai finimenti a sella per il cavallo, Giovanni Turillazzi forgiò le armi, Tito Taliani e Memmo Bisordi fornirono le scarpe e le parrucche e la ditta Leonardi le maglie.

 

1955

 

 

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il primo rifacimento dei costumi è del 1955 e fu reso possibile con il totale finanziamento del Monte dei Paschi di Siena. La nuova comparsa rispecchiava abbastanza fedelmente il periodo storico compreso fra il 1430 e il 1480. Gli abiti furono realizzati secondo i bozzetti del dott. Emilio Griccioli.

 

 

 

1981È motivo d’orgoglio per la Nobile Contrada dell’Aquila poter affermare che una buona parte dei costumi del 1981 è frutto dell’ingegno e della manualità di propri contradaioli: i bozzetti sono stati ideati da Gino Giusti, pittore rimasto essenzialmente legato alla tradizione figurativa senza mai lasciarsi trascinare dalla moda delle “invenzioni” così cara a tanti artisti della sua generazione; l’armatura e le armi sono opera di Mario Brocchi, ultimo erede dei grandi maestri senesi nell’arte del ferro battuto e del rame sbalzato; gli accessori in pelle sono stati creati da Walter Pampaloni, affermato stilista nel campo delle calzature. Per non dimenticare l’appassionato lavoro di Anna Maria Becatti che, punto dopo punto, ha vestito il barbero di una splendida gualdrappa. Come scrive Piero Torriti nel giugno di quell’anno, i modelli per i costumi realizzati dalla Nobile Contrada dell’Aquila sono stati sapientemente ripresi dal ciclo aretino di Piero della Francesca, il ciclo in affresco forse più celebrato di tutta l’arte del nostro Rinascimento. L’alfiere, il paggio vessillifero, il barbaresco, il paggio maggiore, il popolo dei notari, il duce, il tamburino e persino il fantino soprallasso sono ispirati ai torturatori degli ebrei e ai nobili cavalieri delle due grandiose battaglie di Costantino e di Eraclio e Cosroe che il grande Piero della Francesca creò poco dopo il 1450.

Si giunge così all’ultimo rifacimento, quello che ha interessato la comparsa nell’anno 2000 e i cui costumi siamo soliti veder sfilare in piazza ai giorni nostri. È stata una scelta naturale quella di affidarsi per la realizzazione degli abiti ancora una volta, come nel 1981, all’esperienza, alla bravura ed alla competenza di Giorgio Tani, capo-sarto della Casa d’arte Cerratelli. Purtroppo in questa circostanza non è stato possibile disporre di velluti in seta tessuti a mano, come era avvenuto in occasione dei precedenti rinnovi. Se le stoffe sono apparse senza dubbio di qualità inferiore e meno lucide e brillanti, il risultato dell’opera sartoriale è stato comunque quello di un ornato in puro stile quattrocentesco, non troppo ridondante ma ugualmente sontuoso e in grado di offrire una veduta della comparsa compatta, armoniosa e prestigiosa quale deve essere quella che sfila sul Campo. Le sete e i velluti sobri ma eleganti sono stati forniti dalla ditta Rubelli. Anche qui, l’ideazione e la realizzazione dei bozzetti sono state opera di Gino Giusti. Tutto è stato realizzato in Contrada, dalle mani preziose delle nostre donne, in special modo quelle appartenenti alla Commissione Economato. Per il rifacimento di armi, armature, medaglioni ed altri particolari in ferro battuto, la Commissione apposita ha deciso di mantenere, seppure opportunamente restaurati e modificati marginalmente, l’armatura e lo spadone del duce, creati da Mario Brocchi nel 1981. I figli Laura e Alessandro invece, continuando la tradizione della bottega del padre, hanno realizzato per la nostra comparsa la medaglia e la collana in argento della montura da parata del fantino, gli stemmi della Contrada e delle Compagnie Militari collocati sulla sella ed i finimenti del soprallasso, i medaglioni in bronzo sbalzato applicati sui corpetti dei paggi porta armi, le staffe ed il morso, sempre del cavallo da parata. Questa a grandi linee è la storia dei costumi di Piazza della Nobile Contrada dell’Aquila, dal Quattrocento ad oggi, in attesa che venga scritto un nuovo e prestigioso capitolo.