Storia del Circolo “il Rostro”

Correva l’anno 1968, l’Italia era attraversata dalla contestazione giovanile, in Vietnam infuriava la guerra, i Beatles e i Rolling Stones erano già un mito, al Festival di San Remo entrava in crisi la canzone melodica e sul mercato discografico si affermavano i primi cantautori, l’auto, il frigo, la televisione erano ormai alla portata di tante famiglie. Ma un altro evento, ben più importante per chi era o sarebbe nato fra il Casato di Sotto e Via del Poggio, fra Via di Città e S.Pietro, accadde in quell’anno per molti aspetti storico: sulla scia dell’entusiasmo e del “fervore di rinnovamento e di iniziative” seguito alle “splendide vittorie riportate sul Campo” (così recita il documento redatto l’8 settembre 1966 dal Comitato promotore della fondazione della Società) un gruppo di aquilini, guidati da Urbano Fanetti, primo presidente, fondò il Circolo Il Rostro.

I primi locali del Circolo "il Rostro"Ce lo ricordiamo tutti, almeno quelli non proprio giovanissimi. Era un locale con un piccolo bar, sotto le scale dell’allora museo, una cucina sotto quel locale, all’altezza del Vicolo della Fonte, e ancora più in basso una grotta scavata sul tufo. Tutto qui ma l’attività cominciò ugualmente intensa, entusiasta e un po’ etilica: bevute e cene al primo posto; partite a carte, biliardino, televisione al secondo; iniziative sportive al terzo. E poi i balli, il carnevale, le befane, la tombola. Tante serate abbiamo trascorso in quello spazio limitato, stringendoci fino all’inverosimile quando eravamo in molti. Lì abbiamo gioito e pianto, pregato e imprecato, secondo ciò che la sorte e il valore ci riservavano sul Campo. Abbiamo imparato a disporre tavoli e sedie, a cucinare e servire a turno, abbiamo riso e qualche volta anche litigato, com’è normale fra persone che possiedono sensibilità e idee diverse rispetto alla vita e che tuttavia si frequentano e stanno insieme perché unite da un sentimento, l’attaccamento alla Contrada, l’amore per l’Aquila.

Inaugurazione del 1981 Poi, nel 1981, un altro momento decisivo: il trasferimento del Circolo a due passi da Piazza Postierla, nei locali del giardino in fondo al Verchione, ancor più nel cuore di Siena antica. Fu un allontanamento non facile dal Casato, dal museo, dalla chiesa, ma i più ampi spazi, interni ed esterni, erano troppo invitanti. E infatti l’attività è cresciuta in quantità e qualità, così come la presenza dei contradaioli. Dai locali iniziali, fondamentalmente tre garage presi in affitto dal Monte dei Paschi, ci siamo pian piano evoluti. Abbiamo iniziato a scavare di sotto e a soppalcare di sopra. Anche quelli un po’ meno attempati ricordano la conformazione che assumeva la Società verso metà anni ’90. Le due stanze iniziali, la prima con il bar in legno sul lato sinistro (un po’ arrangiato rispetto ai moderni Il Salonesuper-banconi ma allora un passo in avanti significativo), i videogiochi arcade all’ingresso sulla sinistra (indimenticabile quello del mitico Lupin III), il vecchio telefono a gettoni da muro nell’angolo in fondo a destra, le scale a chiocciola che dalla seconda stanza portavano al ballatoio e ai vecchi bagni, la televisione rialzata dove adesso stanno le scale. Ma soprattutto c’erano l’angusta ma confortevole cucina-corridoio, il salone grande al posto della cucina attuale e, in luogo del bunker le due stanze interrate (ah vecchia fossa dei leoni…) e l’indimenticabile Enoteca, cornice ristretta e rasserenante di serate intime ma entusiasmanti. Così come il giardino è passato in breve da parcheggio-piazzale ricoperto di ghiaia a piazzettina pavimentata con lastre in pietra serena.

Infine, con i lavori ultimati nel 2005, ma programmati in precedenza, i locali hanno assunto la moderna configurazione. Non possiamo definirla ultima perché le attività di ammodernamento sono tutt’altro che cessate ma l’annata in questione resta comunque un punto di svolta. Ecco quindi comparire il bunker, salone sotterraneo che nei piani iniziali doveva essere poco più di un buco incavato nel terreno per fare da magazzino per i tavoli, con tanto di meccanismo di trasporto tramite montacarichi. Mentre il giardino perdeva il caratteristico odore di gelsomino per far posto alla copertura in vetro con impianto di raffrescamento ad acqua corrente sopra il tetto, anch’essa sviluppatasi per gradi. Nel 2009 fu quindi dato il benvenuto alla nuova Società, che una vera e propria inaugurazione non l’aveva mai avuta. Gli spazi di cui disponiamo oggi sono sicuramente più funzionali alle esigenze attuali di Contrada del ventunesimo secolo ma il ricordo – almeno quello – non può che correre all’indietro, guidato da immagini che, legandosi dolcemente fra di sé, divengono memorie che ci chiamano dal passato, bussando alla vecchia porticina di Società o introducendosi furtivamente per le scale del vecchio economato.inaugurazione 2005